Park towns

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I comuni interessati sono 12; Bivona, Burgio, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Giuliana Palazzo Adriano, Prizzi, S.Giovanni Gemini, S.Stefano Quisquinia, Sambuca di Sicilia, di cui 6 ricadono nella provincia di Palermo e 6 nella provincia di Agrigento.

Fonte dei testi: "il Pardo dei Monti Sicani" di Francesco Alaimo - Filippo Orlando Editore (2013)

Bivona (503 m s.l.m.)
Diversi rinvenimenti archeologici attestano la frequentazione dei luoghi a partire dall'Età del Rame. L'attuale centro urbano - posto su un dosso che scende verso la Valle del Fiume Magazzolo - si è originato da un borgo già esistente nell'XI secolo e abitato da popolazione musulmana. Divenuto nella seconda metà del secolo XII uno dei principali abitati della Sicilia centro-meridionale, fu infeudato alla fine del Duecento. Risalgono a tale periodo l'antica Chiesa Madre, dal portale goticochiaramontano, e il Castello, ricostruito nel 1359. Elevata a città ducale (1554) ebbe prospenta economica e si arncchi di complessi conventuali e di numerose diiee. Tra questi sono  conventi dei Dominicani (1490), degli Osservanti (1500), dei Cappuccini (1572), dei Carmelitani (1574), degli Eremiti Agostiniam (1614), il Monastero delle Benedettine (V sec), il Collegio dei Gesuiti (1556), la Chiesa dell'Immacolata Concezione (1670) A Sud del cento abitato e, ancora, l'antica Chiesa Madre (XIV sec ) llnpreziosita dal bel portale a linee spezzate del fronte principale. L'economia è strettamente connessa all'agricoltura e alla zootecnia, ove eccelle; in particolare, la produzione della Pesca Montagnola di Bivona (IGP - Indicazione Geografica Protetta) e del Pecorino Siciliano (DOP - Denominazione di Origine Protetta). Interessanti le produzioni artigianali: oggetti in legno, manufatti in ferro battuto, piatti in terracotta dipinti a mano e in particolare la "Sedia Bivona", la cui tradizione si tramanda da generazione di artigiani fin dalla metà dell'800. Dal 2012 è sede, insieme a Palazzo Adriano, dell'Ente Parco.


Burgio (317 m s.l.m.)
Posta su di un poggio in vista del Fiume Verdura, la cittadina è stata fondata quasi certamente durante la dominazione araba, come attesterebbe la costruzione del Castello, poi conquistato e ricostruito dai Normanni. Indubbiamente esisteva già nel 1282 d.C., quando Pietro I d'Aragona, Re di Sicilia, invitò al Parlamento Siciliano alcuni Sindaci e, tra essi, quello di Burgio. Contraddistinto da unbell'impianto urbanistico, tipicamente medievale, realizzato intorno alle due emergenze della Chiesa Madre e del Castello e da uno più regolare, strutturato secondo la direttrice segnata dal complesso dei Padri Minori Riformati, il centro storico diBurgio vanta notevoli complessi monumentali, ricchi di numerose opere d'arte. Tra questi, oltre al già citato Castello e ad alcuni palazzi signorili, sono le chiese di Sant'Antonio Abate (Chiesa Madre), probabilmente edificata dai Normanni nel )(ll secolo, che custodisce opere di Vincenzo Gagini (1568), l'icona della Madonna della Consolazione (XIII) e il Crocifisso di Rfesi, scultura in legno, tra più antiche sul tema esistenti in Sicilia; di San Vito, (1522), il cui interno è arricchito da un apparato decorativo seicentesco a stucchi e affreschi, e conserva una pregevole statua di Antonello Gagini; di San Giuseppe (1623); del Convento di Santa Maria delle Grazie, dal bel Chiostro; del Santuario di Rifesi (1170), a Sud diBurgio, caratterizzato all'esterno da una serie continua di arcate cieche, elemento del tutto originale rispetto ad altre architetture coeve nell'Isola. Burgio è ben nota, ancora, per l'unica fonderia di campane attiva in Sicilia, fondata nel 1500, e per l'importante produzione di ceramiche che le diede lustro anche fuori della Sicilia. Tale attività risalirebbe già al 1500, come testimoniato da alcuni reperti dai quali si evince la scelta iniziale dei colori fondamentali per ornare manufatti e disegni. Da non perdere la visita del Museo della Ceramica, di recente istituzione, organizzato in diverse sezioni. Degna di nota la produzione di prodotti alimentari di qualità: su tutti i DOP Pecorino Siciliano e l'Olio etxra vergine Vai di Mazara.


Cammarata (682 m s.l.m.)
Dominato dall'imponente mole del monte omonimo, sorge su di un borgo di origine normanna, asua volta sito su una probabile preesistenza araba. 11 suo impianto urbano è strutturato su lunghi isolati lungo vie strette e ripidi scaloni che conferiscono al paese un aspetto particolarmente affascinante. Tra le numerose emergenze architettoniche, da citare i ruderi dell'imponente Castello, di probabile origine aragonese; la Chiesa Madre di San Nicola di Bari, ricostruita nel XVII secolo su un preesistente edificio sacro del XII secolo, che conserva opere di Pietro d'Asaro e Andrea Mancino; la Chiesa dell'Annunziata (XIV sec.), preceduta da un belpronao; il Complesso conventuale dei Padri Domenicani (XIV sètz); la Chiesa di Cacciapensieri, con l'annesso Convento di Santa Maria di Gesù (XVIII sec.) che si erge su una rigogliosa vallata sul versante orientale di Monte Cammarata.
La sua economia è basata principalmente sulle produzioni agricole e zootecniche, tra le quali eccellono quelle delle carni e dei formaggi, in particolare il DOP Pecorino Siciliano, e il vino DOC (Denominazione di Origine Controllata) Contea di Sclafani.


Castronovo di Sicilia (660 m s.l.m.)
L'attuale cittadina - che prende origine dall'antico borgo fortificato (IXXI sec.) posto su Monte Kassar, esistente da epoca protostorica e in seguito ellenizzato - ha impianto urbanistico medievale, ben integrato con le pendici del rilievo stesso, con tessuto viario e edilizio molto denso e articolato. Tra le più rilevanti emergenze architettoniche sono i resti delle fortificazioni di Monte I<assar, poi ribattezzato Monte San Vitale, poste a controllo delle valli dei fiumi Platani eTorto, distrutte probabilmente dai Romani, e i ruderi delle costruzioni dei periodi bizantino e successivi, tra i quali quelli di due castelli d'origine araba e normanna, della vecchia Matrice (XII sec.) di rito greco-bizantino; della chiesa del Giudice Giusto 011 sec.'L vero aioiello d'arte normanna.


Chiusa Sclafani (658 m sim.)
Centro di origine medievale, fondato nel 1320 sui resti di un casale già esistente, ha un impianto urbano complesso generato dal primo nucleo attorno al Castello e dalle espansioni cinquecentesche a seguito dell'arrivo di diversi ordini religiosi. Tra ipiù importanti edifici religiosi sono la Chiesa di Santa Caterina (XV sec.), che custodisce un trittico del XVI secolo, attribuito a Pietro Ruzzolone, la Chiesa Madre (XIV sec.), il Complesso dei Padri Olivetani (XVII sec.), che fa da sfondo alla bella Piazza Castello, e il complesso monumentale della Badia, dal bel portale barocco. Nella vicina frazione di San Carlo, su una rupe isolata e pressoché inaccessibile, svettano, a più di cinquecento metri di altezza, i resti del Castello di Cristia (XIV sec.), un fortilizio feudale posto a guardia del latifondo della vallata del Fiume Sosio. Tra le tipicità agroalimentari, il Pecorino Siciliano POP), l'Oliva Giarraffa e le Ciliegie.


Contessa Entellina (571 m s.l.m.)
Borgo fondato nel 1450 da soldati greco-albanesi che avevano prestato servizio per il Re di Napoli nel castello di Bisiri (Mazara del Vallo) e stabilitisi nel casale denominato nel medioevo Vinea Comitissae. Posto alle pendici settentrionali di Monte Genuardo, ha impianto urbanistico compatto a isolati rettangolari stretti e lunghi. Da visitare le chiese di San Nicolò di Mira (XVI sec.); di Maria Immacolata e San Rocco (XVIII sec.), entrambe di rito greco; di Santa Maria delle Grazie (XVI sec.), che custodisce un ricco altare marmoreo. Interessanti la visita dell'Antiquarium di Entella, che raccoglie i reperti archeologici del vicino, omonimo sito archeologico, e i resti del Castello di Calatamauro, di probabile origine bizantina. Particolarmente suggestivi sono i riti della Settimana Santa, simili a quelli di altri centri siciliani di cultura albanese, tra i quali Palazzo Adriano. Tra le produzioni di tipiche, il Pecorino Siciliano (DOP), il Formaggio Vastedda della Valle del Belice (DOP), il Melone di Sicilia (IGP) e il vino Contessa Entellina (DOC).


Giuliana (710 m s.l.m.)
Borgo di origine araba, venne fortificato, nel XIV secolo, da Federico 11 d'Aragona, con una cinta muraria e difesa da un possente Castello che ancora oggi svetta suggestivamente sull'abitato dall'alto di una rupe. L'impianto urbanistico è tipicamente medievale, con una fitta trama viaria e un tessuto edilizio organizzato intorno al Castello, alla Matrice e alla Badia, a morfologia densa e compatta per la fitta presenza di architetture emergenti. Oltre al Castello, con l'annesso complesso della
Chiesa e del Monastero della Santissima Trinità (XVII sec.), da visitare sono la Chiesa Madre (XIV sec.), significativo esempio di architettura trecentesca, ricca di numerose opere d'arte.
Tra le produzioni tipiche sono il formaggio DOP Pecorino siciliano e l'Oliva Giarraffa.


Palazzo Adriano (696 m s.l.m.)
Colonia di origine greco-albanese, di fondazione feudale (1482) ad opera della Commenda dei Cavalieri Teutonici della Chiesa della Magione di Palermo, Palazzo Adriano è caratterizzato da un articolato impianto urbanistico a più direzioni, convergenti sulla piazza Umberto I, retto da due assi principali che individuano quattro sezioni di sviluppo: il nucleo di primo impianto, attorno al Castello medievale, e le tre successive espansioni dei secoli XVII, )(VIII e XIX. Tra le più considerevoli emergenze architettoniche sono le chiese di Santa Maria Assunta (XV sec.), di rito greco, e di Santa Maria del Lume (XVIII sec.), di rito latino, che si fronteggiano nella piazza Umberto I, ove prospettano, ancora, i palazzi Dara e Mancuso e vi insiste una bella fontana ottagonale secentesca. Palazzo Adriano, assieme a Bivona, è sede dell'Ente Parco dei Monti Sicani.



Prizzi (966 m s.l.m.)
Borgo di fondazione feudale (XII sec.) le cui origini sarebbero da collegare ai precedenti insediamenti sicano (Hyppana), punico, greco e romano. L'attuale abitato - di impianto urbanistico medievale articolato intorno al Castello, ppbabilmente edificato nel 745, quando la Sicilia era sotto il dominio bizantino - è perfettamente integrato con il rilievo su cui insiste ed è caratterizzato da un tessuto viario e edilizio molto denso e articolato. Oltre ai numerosi edifici sacri, tra i quali la Chiesa Madre (XVI sec.), che custodisce, tra l'altro, una statua di Antonello Gagini, è da non perdere la visita al sito archeologico di Hyppana, su Montagna dei Cavalli, città esistita tra il VII secolo a.C. e il 258 a.C., poi distrutta, nella metà del ifi sec. a.C., dai Romani, nel corso della prima Guerra Punica. Altrettanto interessante il Museo archeologico Hyppana, nel cento abitato di Prizzi, dedicato al sito di Montagna dei Cavalli, che custodisce, tra l'altro, una collezione numismatica della prima età ellenistica e monete quasi certamente coniate dalla città. Nello stesso Museo sono ospitate, anche, una sezione dedicata ai fossili della Sicilia, che documentano gli ultimi 250 milioni di annidi storia geologica, e una dedicata ai minerali. Da non perdere, ancora, a Pasqua, il "Ballo dei diavoli", una spettacolare rappresentazione di origine medievale, che raffigura la lotta tra il Bene e il Male.


Sambuca di Sicilia (350 m s.l.m.)
La cittadina sorge in una zona montuoso-collinare tra i fiumi Belice e Sosio, alle pendici Sud-occidentali dei Monti Adranone e Genuardo, ed è riuscita a mantenere la propria immagine con la conservazione dell'impianto urbanistico medievale e, soprattutto, del suo nucleo primitivo, arabo, del quale rappresenta l'esempio meglio conservato in Sicilia. L'odierno abitato deve, infatti, la sua origine all'arrivo dei Musulmani in Sicilia nell'827. Lo sviluppo del centro urbano ebbe inizio dal primo nucleo saraceno, costituito dalla fortezza di Zabut e dal quartiere Settevicoli, nato per conciliare esigenze abitative e difensive e, quindi, strutturato in modo da costituire tm nucleo compatto, connotato dal taglio spezzato delle brevi viuzze, dai volumi delle basse abitazioni, da piccoli cortili a servizio di più famiglie. Tra le numerosissime emergenze architettoniche, sono da ricordare, fra gli edifici civili ottocenteschi il Teatro comunale, i palazzi Ciaccio, Mangiaracina, Becadeffi, Campisi, Pariitteri, al cui interno è allestito in museo delle cere, riproducente alcuni dei personaggi più rappresentativi che frequentarono, nell'Ottocento, il "Salotto sambucese"; il Palazzo Municipale, con il doppio arco di fattura settecentesca costituito sull'impianto della Porta che immetteva al casale fortificato di Zabut; tra quelli sacri, la Chiesa Madre, della prima metà del '600; la Chiesa di Santa Caterina, che conserva una pregevole tela di scuola fiamminga; la Chiesa del Carmine, annessa la Convento dei Carmelitani (1530), ove è una statua marmorea attribuita ad Antonello Gagirìi; la Chiesa di San Michele, uno degli edifici sacri più antichi di Sambuca; il Collegio di Maria, fondato alla fine del '400 e tra i più importanti monumenti della cittadina. Fuori l'abitato sono i ruderi del fortino a torrioni circolari (830) e le torri Pandolfina e Cellaro: la prima, costruita nel periodo dei baroni intorno alla metà del )(III secolo, fu strategicamente importante per la difesa della valle di Zabut; la seconda, di età antichissima, probabilmente riferibile a una villa di tarda romanità, site all'interno della linea di massimo invaso del lago Arancio. Poi, ancora, il sito archeologico di Monte Adranone, in splendida posizione a mille metri di altezza sul monte omonimo, in un'area di grande importanza strategica. La città, fondata da coloni greci di Selinunte nel VI secolo a.C. su unpreesistente insediamento elimo-sicano, costituì, sino alla sua distruzione da parte dei Romani, un validissimo avamposto difensivo contro le scorrerie cartaginesi verso le estreme zone d'influenza greca nell'occidente dell'Isola. Gli scavi sinora effettuati hanno portato alla luce la vasta necropoli (VI-V sec. a.C.), con la Tomba della Regina, esempio più monumentale di questo tipo rinvenuto in Sicilia, la coeva, imponente cinta muraria, lunga cinque chilometri, un'area sacra, una fattoria (IV sec. a.C.) e, nella parte più alta culminante nell'acropoli, i resti della città che si estende su terrazzi degradanti.


San Giovanni Gemini (670 m s.l.m.)
Fondata nel 1451 da Federico I Abateffis, conte di Cammarata, San Giovanni ha impianto urbano a maglia regolare articolato su due assi perpendicolari (via Crispi-Largo Nazzareno), sui quali prospettano la Chiesa della Madonna del Carmine con l'annesso convento (XVI sec.) e la Chiesa Madre dedicata a San Giovanni Battista (XVI sec.), la quale, presenta sullo sfondo, al centro del coro, l'altare maggiore ricco di marmi preziosi e custodisce un pregevole Crocifisso di Gesù Nazareno, opera seicentesca di Frate Elia Benedetto; pregevole, anche 11 Convento dei Cappuccini (1572) che conserva, tra l'altro, un tabernacolo ligneo, opera di artista anonimo e molte tele del pittore cappuccino Fra' Fedele da San Biagio. A San Giovanni, agli inizi degli Anni venti del secolo scorso, fu realizzata la sala cinematografica "Cinema Italia", la prima nel territorio, seguita, poi, negli Anni cinquanta dall"Arena Italia". Tra i prodotti di qualità, il Pecorino Siciliano (DOP) e le carni.


Santo Stefano di Quisquina (730 m s.l.m.)
Già abitata in periodo arabo, come testimoniano i casali di Ra/wdtavilla e di Santo Stefano di Melìa, il primo nucleo della cittadina si sviluppò, poi, dal XIII secolo, attorno alla Matrice. Interessanti Piazza Castello, con una bella fontana del )(VIll secolo, e alcuni edifici religiosi, tra i quali la Chiesa Madre (XVI sec.), impreziosita da affreschi dei fratelli Marmo (XIX sec.), da un bel Crocifisso ligneo e da un dipinto di scuola carraccesca, e la Chiesa del Purgatorio con l'adiacente Collegio di Maria (XVIII sec.). Nei pressi dell'abitato, nel cuore della Serra della Quisquina, sorge il bellissimo Eremo di Santa Rosalia, eretto nel 1760 all'imbocco della profonda spelonca ove, secondo la tradizione, si sarebbe rifugiata Rosalia, figlia del Conte Siriisbaldo, signore di queste terre, prima di trasferirsi nella grotta di Monte Pellegrino, a Palermo. ll Santuario, dalle linee aggraziate, emerge dal fitto della foresta sudi un'alta balza che dirupa su di un'ampia vallata ove si schiude il Lago Fanaco. Lo scenario, a monte, è dominato da Monte della Quisquina, costituito da diversi pizzi che si elevano oltre i 1000 metri, fittamente ricoperto da Querce, Frassini e Aceri. 11 complesso architettonico è interamente visitabile: particolarmente interessanti sono le antiche celle dei monaci e la Chiesa, al cui interno è, tra l'altro, unbel paliotto a intarsi, così come la spelonca ov'è una piccola statua di Santa Rosalia ricoperta da ex-voto.