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Sambuca di Sicilia (350 m s.l.m.)
La cittadina sorge in una zona montuoso-collinare tra i fiumi Belice e Sosio, alle pendici Sud-occidentali dei Monti Adranone e Genuardo, ed è riuscita a mantenere la propria immagine con la conservazione dell'impianto urbanistico medievale e, soprattutto, del suo nucleo primitivo, arabo, del quale rappresenta l'esempio meglio conservato in Sicilia. L'odierno abitato deve, infatti, la sua origine all'arrivo dei Musulmani in Sicilia nell'827. Lo sviluppo del centro urbano ebbe inizio dal primo nucleo saraceno, costituito dalla fortezza di Zabut e dal quartiere Settevicoli, nato per conciliare esigenze abitative e difensive e, quindi, strutturato in modo da costituire tm nucleo compatto, connotato dal taglio spezzato delle brevi viuzze, dai volumi delle basse abitazioni, da piccoli cortili a servizio di più famiglie. Tra le numerosissime emergenze architettoniche, sono da ricordare, fra gli edifici civili ottocenteschi il Teatro comunale, i palazzi Ciaccio, Mangiaracina, Becadeffi, Campisi, Pariitteri, al cui interno è allestito in museo delle cere, riproducente alcuni dei personaggi più rappresentativi che frequentarono, nell'Ottocento, il "Salotto sambucese"; il Palazzo Municipale, con il doppio arco di fattura settecentesca costituito sull'impianto della Porta che immetteva al casale fortificato di Zabut; tra quelli sacri, la Chiesa Madre, della prima metà del '600; la Chiesa di Santa Caterina, che conserva una pregevole tela di scuola fiamminga; la Chiesa del Carmine, annessa la Convento dei Carmelitani (1530), ove è una statua marmorea attribuita ad Antonello Gagirìi; la Chiesa di San Michele, uno degli edifici sacri più antichi di Sambuca; il Collegio di Maria, fondato alla fine del '400 e tra i più importanti monumenti della cittadina. Fuori l'abitato sono i ruderi del fortino a torrioni circolari (830) e le torri Pandolfina e Cellaro: la prima, costruita nel periodo dei baroni intorno alla metà del )(III secolo, fu strategicamente importante per la difesa della valle di Zabut; la seconda, di età antichissima, probabilmente riferibile a una villa di tarda romanità, site all'interno della linea di massimo invaso del lago Arancio. Poi, ancora, il sito archeologico di Monte Adranone, in splendida posizione a mille metri di altezza sul monte omonimo, in un'area di grande importanza strategica. La città, fondata da coloni greci di Selinunte nel VI secolo a.C. su unpreesistente insediamento elimo-sicano, costituì, sino alla sua distruzione da parte dei Romani, un validissimo avamposto difensivo contro le scorrerie cartaginesi verso le estreme zone d'influenza greca nell'occidente dell'Isola. Gli scavi sinora effettuati hanno portato alla luce la vasta necropoli (VI-V sec. a.C.), con la Tomba della Regina, esempio più monumentale di questo tipo rinvenuto in Sicilia, la coeva, imponente cinta muraria, lunga cinque chilometri, un'area sacra, una fattoria (IV sec. a.C.) e, nella parte più alta culminante nell'acropoli, i resti della città che si estende su terrazzi degradanti.