Itinerari

Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio

Tra gli ambiti più ragguardevoli del Parco, essi offrono imponenti scenari naturali in gran parte del tutto incorrotti e impreziositi dalle acque del Fiume Sosio che si insinuano tra alte vette, anfratti, dirupi, gole, come quella, nella porzione più alta della valle, denominate Listi d'u firriatu, lunga otto chilometri e profonda trecento metri, e da rigogliosissime, antiche e particolarmente estese aree boscose ricche di una non comune biodiversità florofaunistica. L'area, come già accennato precedentemente, custodisce emergenze geologiche e paleontologiche estremamente importanti dal punto di vista scientifico e considerate rarissime nel Mediterraneo: giacimenti contenenti fauna e flora fossile di eccezionale importanza, preziosi elementi di studio e datazione della terra e della sua fauna primitiva e, perciò, considerati geositi di interesse mondiale. Qui, infatti, risiedono i sedimenti fossiliferi più antichi di Sicilia, affioramenti rocciosi risalenti al Permiano (in un periodo compreso fra 280 e 225 milioni di anni fa, tra la fine del Paleozoico e il Cenozoico), come i blocchi calcarei di Pietra di Salomone e di Pietra dei Saraceni (nei pressi di Palazzo Adriano). Una ingente quanto importante collezione di questi fossili si trova, come detto, presso il Museo Geologico Gaetano Giorgio Gemmellaro di Palermo; altre raccolte sono esposte presso i musei di Palazzo Adriano e Prizzi.
Ancora nei pressi, sono la Rupe Passo di Burgio, uno dei più importanti blocchi calcarei del Permiano medio della Valle del Sosio e i basalti del Bosco di Rifesi (Pizzo Castellazzo), affioramenti di rocce vulcaniche che testimoniano attività eruttive verificatesi in Sicilia durante il Giurassico (circa 170 milioni di armi fa). Più a Sud-ovest, ancora, in direzione Chiusa Sclafani, si trovano le Coste di Sant'Antonino che testimoniano le intense deformazioni che nel Miocene e Pliocene hanno interessato le formazioni rocciose degli attuali Monti Sicani.
Tra i rilievi più importanti sono Monte Lucerto, Serra Uomo Morto, Portella Fontanelle, Cozzo Guarisca, Serra di Biondo, Cozzo Pernice, Cozzo di Pietra Fucile, Pizzo Galliriaro (1220 m s.l.m.). Quest'ultimo, in particolare - uno dei più incontaminati ambienti del Parco e tra quelli che contribuiscono a dare forma alla fitta rete di scoscendimenti, strapiombi, valloni e forre che creano la Valle del Sosio propriamente detta - conserva uno dei boschi naturali tra i più antichi e integri dei Monti Sicani, quello di Sant'Adriano (vasto poco meno di 7000 ha) caratterizzato dalla flora tipica dell'alta Macchia-foresta mediterranea: Leccio, Roverella, Corbezzolo, Alaterno (Rhamnus alaternus), Quercia virgiliana (Quercus virgiliana) Frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa), Orniello, Terebinto (Pistacia terebintus), Acero montano (Acer pseudoplatanus), ecc. Anche il sottobosco è ricco e folto, annoverando centinaia di specie spontanee, come la Peonia (Pannia mascula), l'Anemone (Anemone hortensis) e alcune tra le più belle Orchidacee, quali la Cephalanthera e l'Orchis papilionacea. Importante, ancora, la vegetazione rupestre e taluni lembi di Macchia a Erica.
Tra ibeni antropologici, oltre ai numerosi e preziosi manufatti connessi alle attività agro-silvopastorali, sono da ricordare la Chiesa con l'annesso Monastero benedettino di Rifesi, edificati nel 1170, secondo stilemi normanni, e i ruderi del Santuario di Sant'Adriano, all'interno dell'omonimo bosco. Nei pressi del borgo di San Carlo (a Nord-ovest di Burgio), infine, svettanti    
a più di 500 metri su di una profonda gola sul Fiume Sosio, sono i resti del quasi inaccessibile   Castello di Gristia, le cui origini si fanno risalire all'inizio del IV secolo.

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