Itinerari

Monte Càrcaci

Tra Prizzi e Castronovo di Sicilia si estende l'area della ex Riserva naturale istituita nel 1997 al fine di tutelare le formazioni boschive, nonché l'avifauna presente, in particolare il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), l'unico di questa specie rimasto in Sicilia, e lo Sparviero. Essa interessava l'isolato massiccio carbonatico di Monte Càrcaci (1196 m s.l.m.) e il vicino Pizzo Colobria (951 m s.l.m.), nella porzione Nord-orientale dei Monti Sicani, del quale Monte Càrcaci costituisce uno dei principali rilievi.
L'origine geologica del territorio - formatosi in un lungo periodo tra il Triassico e il Miocene - congiuntamente ad altri fattori ecologici, orografici e morfologici, vi ha determinato la presenza di una ricca quanto espressiva diversità biologica e ambientale: vasti lembi di Macchia-foresta mediterranea a querce (in Sicilia ormai rara, frammentata e relegata in aree marginali e poco antropizzate e, perciò, di pregio particolare) presenti principalmente sul versante Nord-occidentale, su quello Sud-orientale e sulle zone sommitali, ma, anche, ambienti rupestri, arbusteti, ampie praterie. 11 primo, in particolare, è uno stagno con il Picchio rosso un'estensione di circa un ettaro e una profondità massima di oltre un maggiore, presente metro - con ciò costituendo la più grande zona umida del Monte Carcaci.
  
Per quanto riguarda la fauna, oltre ad una buona quantità di Uccelli di cui molti Rapaci (Poiana, Nibbio e, soprattutto, Sparviero), l'area dell'ex Riserva è frequentata da alcuni Mammiferi, tipici del bosco siciliano, da alcuni Rettili e Anfibi (Biacco, Colubro liscio, Rospo comune, Discoglosso dipinto, Raganella italica, Rana verde, ecc.). Rilevante, per quantità e qualità, la presenza di rare specie di piccoli Molluschi dulcacquicoli (Ferrissia sp., Musculium lacustre) e Crostacei (Ilyocryptus sordidus, Scapholeberis rammneri). L'area si raggiunge procedendo sulla Statale 189/121 sino all'uscita per Lercara Friddi da dove si prosegue sulla statale 188 in direzione Prizzi; superata Portella San Francesco ci s'immette, svoltando a destra, nella Provinciale 36bis sino a raggiungere il borgo disabitato di Riena e da qui seguendo le indicazioni per il Demanio Colobria.
All'interno dell'ex Riserva, al piede di Pizzo Colobria, si trova il solitario baglio fortificato di origine saracena, detto dell'Emiro (o Castello di Colobria), un tempo, come altri numerosi castelli rurali presenti nel territorio, a servizio di un vasto latifondo e, poi, dal )(VT secolo, masseria agricola. Oggi perfettamente restaurato dall'ex Ente gestore è a servizio dei fruitori d1 Prrn.
Più a Nord di Pizzo Colobria (Portella della Croce), ai margini dell'area protetta, si eleva su una rupe rocciosa, in un contesto paesaggistico di grande suggestione, il Castello della Margàna, di probabile origine bizantina, poi usato anche dagli Arabi. Costituito da una possente torre rettangolare e da una serie di edifici rurali, dominò in seguito il vasto feudo dei Cavalieri Teutonici.
Nei pressi, in direzione Nord-est, si estende il SIC Calanchi, Lembi boschivi e Praterie di Riena, una vasta area - la cui peculiare struttura geologica ha dato origine a singolari forme calanchive che si estendono nel bacino del Vallone Riena, un'affluente della Fiumara diMargna - interessato anche dalla presenza di modeste formazioni di querceti caducifogli ai margini di ampie aree coltivate a seminativo.

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